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日志


1月22日

Vergogna


E’ questo il titolo di un’altra commedia, la commedia all’italiana. O forse sarebbe meglio dire la tragedia all’italiana.

Il governo sta per cadere, ma quali sono i motivi di una sua fine? Per divergenze interne sulla politica estera? Per le incongruenze tra sinistra radicale e popolari sulla politica fiscale? Sulle coppie di fatto?  No, niente di tutto questo.

Il governo Prodi sta cadendo perché il “povero” Mastella non ha ricevuto la solidarietà piena del governo per le sue beghe giudiziarie, non condannando prontamente l’operato della magistratura, prima amica di tante battaglie e solo ora politicizzata. Come se non fossero bastati i turpi applausi che gli pseudo-parlamentari già avevano tributato alla povera vittima. Comportamenti vergognosi da parte dei nostri rappresentanti e non bisogna di certo meravigliarsi se crolla la fiducia per l'Istituzione che dovrebbe guidare il Paese, il Parlamento. Una maggioranza schiacciante di cittadini, il 75,3% non ha più fiducia nei nostri politici.
Non sono servite neanche le inchieste de “ La Casta” e non sono stati sufficienti i Vaffa di Beppe Grillo. La politica del Bel Paese non cambia, non migliora e questi signorotti continuano a fare ciò che vogliono senza avere un minimo di decoro e di rispetto verso la Nazione.

Come cittadino italiano sono arrabbiato, perché non è possibile che in altri Paesi un governo duri per tutta la legislatura e qui in Italia solo pochi mesi. I nostri governanti si dovrebbero ispirare al modello americano. Esclusivamente due partiti in Parlamento e opportunità di scegliere non soltanto  l’eventuale premier, ma addirittura il candidato premier, ovvero quello che vediamo in questi giorni  negli States. I cittadini americani, tutti i cittadini americani, stanno decidendo chi sarà la persona adeguata che li rappresenterà nella corsa alla Casa Bianca e chi, secondo loro, sarà degno di diventare il prossimo presidente americano, dopo il disastroso Gorge W. Bush. E non importa se nel campo democratico vincerà Hillary, invece di Obama o in quello repubblicano Romney piuttosto che McCain, o Huckabee. Perché vincerà la democrazia, che etimologicamente significa governo del popolo. Personalmente riconosco che la sinistra italiana, con il Partito Democratico, stia più avanti di noi in questo campo.

Ritorniamo, però, alle notizie di casa nostra. Prodi ha sbagliato fin da subito. Non si può andare avanti con un governo che al Senato si regge con le “stampelle” di senatori non eletti direttamente dal popolo. Ora, infatti,  ne sta pagando le conseguenze con coloro che sin dal primo giorno, al Senato, si divertivano a scrivere Francesco Marini durante le votazioni del presidente.

Dall’altra parte abbiamo una Destra impreparata e ancora votata al berlusconismo che sembra non tramontare mai. Stranamente ora i dissidi sembrano risolti. Fini urla: "è Silvio il capo della Coalizione", Casini esclama: "l’Udc sta con il centrodestra", Berlusconi si eleva a Signore (ma lo sapevamo, difatti, lui era l’unto del Signore), chiedendo a gran voce "il ritorno all’ovile della pecorella smarrita". E chi è questa pecorella? Come chi è! E’ ancora lui… Clemente Mastella, l’uomo con nove procedimenti penali a carico e con una moglie arrestata per concussione. Io sono sempre stato garantista e lo sarò anche stavolta. Fino al terzo grado di giudizio si è innocenti, ma cazzo, trovare delle persone oneste, pulite e serie è così difficile? Bisogna allearsi per forza con questa “monnezza umana”?

Elezioni anticipate? Uhm… E se andassimo al governo noi di Destra? Quale sarebbe il programma? Quali sarebbero i progetti o le idee? Siamo così convinti di poter risolvere grane come i rifiuti in Campania? O di trovare delle soluzioni appropriate per altri fardelli che questo governo generosamente ci lascia?

No, non ne sono convinto. Per non parlare del Referendum Elettorale. Lo sapete che se si va ad elezioni anticipate, si voterà con la vecchia legge Calderoli o meglio “Porcellum”, dato che il quesito popolare non si farà più, ma sarà rinviato di un anno, garantendo ancora sopravvivenza, soldi e pubblicità ai piccoli partitini ed ingovernabilità alla Nazione?
Tante cose non vanno bene in questo Paese, ma bisogna sempre cercare di essere lucidi e razionali e credo in questa mia disamina di esserlo stato ampiamente. Personalmente credo che Prodi abbia miseramente fallito e che debba pagare per la sua presunzione e per i suoi errori. Deve andare a casa. Il Referendum elettorale deve essere fatto perché lo chiede l’85% degli italiani. E' fondamentale per migliorare questa politica poiché i piccoli partiti scomparirebbero dato lo sbarramento del 4% alla Camera e dell’8% al Senato ed il premio di maggioranza sarebbe assegnato alla lista che prende più voti,  favorendo, di fatto, la nascita del bipartitismo.

La soluzione ideale, per me, sarebbe: governo tecnico che possa risolvere determinate situazioni, dare la parola ai cittadini per il Referendum ad Aprile di questo anno e poi, successivamente, elezioni.  Solo così potremmo avere veramente: la “serietà al governo”.


1月9日

Buon Compleanno Lazio


Centootto anni e non sentirli. Una storia infinita fatta di personaggi che hanno valorizzato lo sport della Capitale. Trentasei sezioni, molti titoli vinti, tante sconfitte, alcune gioie ed un unico amore.
La Lazio nasce a Roma il 9 gennaio 1900 come società podistica; fondazione che avviene in un ufficio in piazza della Libertà, tra il rione Prati e l’odierno quartiere delle Vittorie.
Presto la società diviene polisportiva e vengono scelti come colori sociali il bianco e il celeste, in omaggio alla bandiera della Grecia, patria dello sport e dei Giochi Olimpici, al cui spirito i fondatori della Lazio si ispirano (la fondazione avviene tra la I Olimpiade, disputata ad Atene nel 1896, e la II, che si sarebbe tenuta a Parigi di lì a poco, nell’estate del 1900).
Come simbolo viene scelta l’aquila romana, emblema delle legioni imperiali e, per metafora, immagine della potenza di Roma nel mondo (l'aquila è anche il simbolo di Zeus, "Signore dell' Olimpo").
Fondatori della società sono: Odoacre Aloisi, Arturo Balestrieri, Giacomo Bigiarelli, Luigi Bigiarelli (sottufficiale dei bersaglieri), Alceste Grifoni, Giulio Lefévre, Galileo Massa, Alberto Mesones ed Enrico Venier. A loro ricordo nel 2000, in occasione del centenario, è stata affissa in piazza della Libertà (Roma, Prati), una targa per ricordare i loro nomi, voluta dall'allora presidente laziale Sergio Cragnotti. E auguri anche a lui, l'unico e vero presidente laziale che, guarda caso, festeggia i suoi sessantotto anni nello stesso giorno della fondazione della S.S. Lazio.